Cile, 11 Settembre 1973: non solo un ricordo… – di Domenico Astuti

mercoledì 11 Settembre, 2013

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Cosa facevamo alle cinque del pomeriggio dell’11 settembre del 1973 ?  Forse una prima riunione politica del collettivo studentesco dopo le vacanze estive, forse si stampava un volantino con il ciclostile, forse si stava in piazza a polemizzare con qualcuno del PCI per l’austerity.  In quel preciso istante a Santiago del Cile era mezzogiorno, gli aerei passavano a volo radente sul Palazzo Presidenziale de La Moneda e la bombardavano mentre il legittimo presidente socialista Salvador Allende – del Governo di Unitad Popular – parlava al popolo via radio e moriva poco più tardi.  Venimmo a sapere in serata che i carri armati avevano tirato cannonate, che l’esercito guidato dal generale Augusto Pinochet aveva inizato il golpe, che il corpo senza vita del Presidente Allende era stato portato via dal Palazzo Presidenziale dai militari.  Sapemmo giorni dopo che Allende si era ucciso con il mitra Ak-47 regalatogli da Fidel Castro, si seppe che Il suo ultimo discorso prima di morire era terminato con “ Ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, perché sarà perlomeno una lezione morale che castigherà l’infamia, la vigliaccheria e il tradimento ”

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I generali golpisti                                                                  El pueblo de izquierda

Eravamo dei ragazzini, speravamo ancora di fermare il golpe, ci riempivamo il cuore con le storie di gruppi come i Tupamaros in Uruguay, l’ERP in Argentina, MRTA in Peru.  Raccogliemmo cira 80 milioni per mandare armi al MIR in Cile ( Movimiento de la Izquierda Revolucionaria ).  Vedemmo solo molti giorni dopo, le finestre delle case di Santiago da cui usciva del fumo di libri bruciati ( si raccontava che i militari andavano casa per casa, guardavano i libri e bruciavanio quelli sovversivi, poi sarebbero intervenute le squadre speciali per arrestare quelli che abitavano lì – chissà poi se fosse stato vero che a volte soldatini ignoranti nella fretta non bruciavano libri come Il Capitale di Marx e mettevano al rogo libri sul  Cubismo pensando che si alludesse a Cuba e alla sua arte ); vedemmo solo molti giorni dopo gli stadi colmi di prigionieri che aspettavamo di essere torturati sul campo di gioco, molti di loro finiranno uccisi e portati negli spogliatoi; sapemmo dopo che al cantante Victor Jara ( quello che cantava ” El derecho de vivir en paz ” ) erano state tagliate le dita con molta calma, poi le mani e infine sparato in fronte.  Mesi dopo qualcuno ci disse che il Presidente Nixon aveva organizzato l’ operazione “ Condor “, finanziato i golpisti e poi fu di dominio pubblico che Kissinger – ministro degli esteri di Nixon – ebbe un ruolo attivo nel colpo di stato; furono formalizzate accuse precise ( tra cui l’aver ordinato l’omicidio del generale Schneider, la morte per tortura del generale Bachelet fedele soldato di Allende, aver causato la sparizione di 5 cittadini francesi a Santiago… ).   Ma a noi bastavano le sue parole imbarazzanti dette prima del  golpe: “ Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo.  La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli ”

Il generale Augusto Pinochet.

Anni dopo, in Guatemala, venimmo a sapere da alcuni avvocati che quel golpe era stato organizzato dalla CIA anche per tutelare le compagnie assicuratrici statunitensi che avrebbero dovuto pagare forti cifre di rimborso ai proprietari  delle miniere di rame ( il Cile è il 3° produttore al mondo ) che Allende aveva nazionalizzato senza ricompensare le compagnie statunitensi proprietarie delle miniere.  E a San Josè di Costarica abbiamo abitato in una casa con rifugiati cileni che erano stati sequestrati, torturati, imprigionati, mandati poi nell’isola del Fuoco o nel deserto di Atacama, e solo dopo molto tempo avevano potuto lasciare il Paese.  I loro racconti personali sembravano uscire da un film dell’orrore…  Dai primi giorni quando, sotto le tribune dello stadio, c’èra un corridoio che collegava i vari settori.  Angusto anche nella zona degli spogliatoi principali. ” Dormivamo qui, ammassati nell’oscurità. I posti più ambiti erano i gabinetti, perché almeno ci si poteva sedere sulla tazza senza spezzarsi la schiena. Ma quando iniziavano le torture, tutti i luoghi diventavano uguali perché il dolore ti impediva comunque di dormire “. Al mattino veniva piazzato un disco di metallo nero al centro del campo e il colonnello Espinoza, responsabile dello stadio, radunava i ” prescelti “. ” Lo raggiungiamo con una breve passeggiata, l’anello in cemento è nell’angolo Sud-Ovest del comprensorio.   Era l’angoscioso preludio all’orrore “:  Torturati con scosse elettriche dappertutto, specie ai genitali.  Cappucci in testa e denudati venivano poi picchiati a calci e pugni, dove faceva più male, fino a svenire.

A quarant’anni di distanza, la storia del Cile e del suo Presidente Allende sono ancora  impresse nella memoria di molti di noi. Ricordi in bianco e nero, come Allende circondato dalla sua guardia e con il mitra a tracolla, il fumo che esce dalle finestre della Moneda, le migliaia di prigionieri in attesa sui gradini dello stadio, ma preferiamo ricordare anche la manifestazione di due milioni di cileni che circondando La Moneda tre mesi prima e gridando “ Allende, Allende, el pueplo te difiende “ aveva allontanato il tentativo di golpe di giugno.  Allora era ancora vivo Neruda e il popolo resisteva.  E la prima foto a colori  che colleghiamo a quel popolo sfortunato fu la vittoria del referendum  del 1990.

In Cile non c’era stato nessun colpo di stato fino a quel momento e quello di Pinochet e Nixon non fu il solito golpe alla sudamericana.  Le forze armate non erano sole: avevano l’appoggio di molti imprenditori, delle corporazioni, dei partiti di destra.  E quel gruppo andò cementandosi sin dal 1970, quando la coalizione dei partiti di sinistra Unitad Popular vinse le elezioni, e per la prima volta fu eletto democraticamente un Presidente socialista. Oltre agli interessi specifici, le riforme socialiste ( riforma agraria, libertà civili ) e la nazionalizzazione del rame e del carbone, servirono alla destra per inizare azioni violente, fino al golpe dell’11 settembre.

Quell’11 Settembra lo stadio di Santiago si riempì di prigionieri, ci fu la sistematica violazione dei diritti umani ( 3.000 oppositori politici uccisi, 600.000 tra arrestati e torturati, migliaia di persone obbligate all’esilio ). E tutto questo proseguì fino al 1990, quando un referendum ( vedete il film: No, i giorni dell’arcobaleno )  riuscì a deporre Pinochet e a riportare lentamente il Cile sulla strada della democrazia. A quegli anni di tirannia feroce e senza pietà si aggiunse la tirannia economica: il Cile fu il primo luogo in cui furono messe in pratica le teorie neoliberiste della scuola di Chicago: privatizzazioni, dittatura del “libero mercato” e diseguaglianze feroci.

Il golpe cileno dell’11 settembre  è stato  un evento fondamentale della Storia del Secondo Novecento ( avvenimenti simili furono l’Ungheria del 1956, la Cecoslovacchia del 1968 e il Colpo di Stato in Argentina del 1976 ). Viene chamata ancora adesso: la Guerra Fredda.   Il golpe ha avuto un’influenza politica enorme in tutto il mondo, e in Italia  questa tragedia ha condizionato la vita politica per tutti gli Anni Settanta.   L’esperienza della presidenza Allende è rimasta una delle poche che non contemplavano lo schierarsi con uno dei due blocchi ( Usa, Urss ).  Con l’appoggio a Pinochet, Nixon volle preventivamente stroncare sul nascere la via democratica al socialismo, mandando un inquietante segnale di avvertimento a tutti i partiti socialisti e comunisti che in maniera democratica stavano rafforzandosi in vari Paesi del mondo.  Con il non prendere ‘ posizione ‘ – si poneva allo stesso modo davanti alla Storia – l’Urss di Breznev.

Il presidente Salvador Allende.

Un po’ di storia::

Allende salì al potere nel 1970, la società cilena aveva grossi problemi di sviluppo e un’ingiustizia economica profonda.  L’inflazione, la cattiva distribuzione delle entrate, la pessima spesa pubblica e la concentrazione dei poteri economici rimanevano gli ostacoli più gravi che i poteri  non erano disposti a modificare.  La maggioranza della popolazione cilena era sul gradino più basso della scala socio-economica ed era ormai stanca dei problemi perenni che affliggevano la nazione.  Quando ci furono le elezioni presidenziali, Allende ottenne la maggioranza relativa del 36%.  In base alla costituzione, il Congresso doveva scegliere tra i due candidati che avevano ricevuto più voti. Il precedente, basato sulle tre occasioni dal 1932 in cui era sorta questa situazione, prevedeva che il Congresso scegliesse semplicemente il candidato che aveva ottenuto il più alto numero di voti; tanto è vero che l’ex presidente Alessandri era stato eletto nel 1958 con il 31,65% del voto popolare.  In questo caso, comunque, esisteva un’attiva campagna contro la conferma di Allende da parte del Congresso, e la sua presidenza venne ratificata solo dopo che ebbe firmato uno “Statuto di garanzie costituzionali”.

Divenuto Presidente, Salvador Allende iniziò una politica che fu chiamata “La vía cilena al socialismo”. Questa comprendeva la nazionalizzazione di grandi imprese ( soprattutto quella del rame ), la riforma del sistema sanitario, una continuazione delle riforme del suo predecessore del sistema scolastico, un programma per la distribuzione del latte gratis per i bambini, e una piccola riforma agraria.   Ma i tentativi del governo videro l’opposizione violenta da parte dei proprietari terrieri, di alcuni settori del ceto medio, della destra rappresentata dal Partito Nazionale, della Chiesa cattolica ( scontenta della direzione cui puntava la riforma scolastica ]), ed infine del partito di centro.  Nell’ottobre del 1972 iniziarono un’ondata di scioperi da parte di alcuni settori  tra cui della destra,  i camionisti, i piccoli imprenditori, il sindacato dei professionisti e di alcuni gruppi studenteschi. Oltre all’inevitabile danno all’economia, l’effetto principale dello sciopero di 24 ore fu di portare il capo dell’esercito, generale Prats all’interno dell’esecutivo come Ministro degli Interni.  Iniziò l’aumento dei prezzi, di generi alimentari, gli aumenti deigli stipendi vennero annullati dall’aumento dei prezzi in generale, le esportazioni calarono, il prezzo del rame cadde da un massimo di 66$ a tonnellata nel 1970 a solo 48-9$ nel 1972.  Nonostante tutto questo la coalizione “Unità Popolare” di Allende aumentò i suoi voti ( giungendo al 43 per cento) nelle elezioni parlamentari di inizio 1973.  Il 29 giugno un reggimento corazzato al comando del colonnello Souper circondò il palazzo presidenziale in un violento ma infruttuoso tentativo di golpe.  Quel tentativo di colpo venne seguito da un ulteriore attacco alla fine di luglio, cui questa volta si aggiunsero anche i minatori di rame di El Teniente. Il 9 agosto, il generale Prats venne nominato Ministro della Difesa, ma questa decisione si rivelò così impopolare presso i militari che il 22 agosto fu costretto a dimettersi, non solo da quell’incarico, ma anche da quello di comandante in capo dell’esercito; venne sostituito in quest’ultimo ruolo da Pinochet.  Nei primi giorni di settembre Allende propose un plebiscito popolare ma la camera dei deputati si appellò ai miitari  Allende allora sostenne di aver seguito mezzi costituzionali nel portare membri dell’esercito nel gabinetto “al servizio della pace civica e della sicurezza nazionale, difendendo le istituzioni repubblicane contro l’insurrezione e il terrorismo.”  E giunse quel fatidico 11 Settembre del 1973 e furono conosciuti in tutto il mondo i boia. Pinochet, della fanteria, Gustavo Leight Guzman, dell’aviazione, Josè Toribio Merino Castro, della marina, e César Mendoza Duran, dei carabineros. I capi del golpe si accordarono subito per una presidenza a rotazione  e nominarono Pinochet capo permanente della giunta.

 

post scritum

Con affetto e con grande rispetto però vorremmo dire al presidente Allende che aveva altre possibilità quel mattino nel Palazzo Presidenziale.  Un socialista ha sempre un’altra possibilità-diritto che non sia quella di uccidersi per protesta.  Lui poteva morire con il mitra in mano combattendo, poteva farsi arrestare e portare in prigione, poteva anche partire per l’esilio.  Tutte cose migliori per un uomo di sinistra e per il suo popolo orfano e depredato.

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