Lettere da Berlino ( Vincent Perez, 2015 )

domenica 16 Ottobre, 2016
Domenico Astuti
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Abbiamo visto “ Lettere da Berlino “ regia di Vincent Perez.

Con Emma Thompson, Brendan Gleeson, Daniel Brühl, Mikael Persbrandt, Katharina Schüttler.   Titolo originale Jeder stirbt für sich allein. Drammatico, durata 97 min. – Germania 2015.

Si è spesso detto che la Germania non abbia mai veramente elaborato il lutto del nazismo, anzi che un paio di generazioni lo abbia rimosso forse per vergogna o semplicemente per pudore o peggio per orgoglio. E anche questo film sembra involontariamente dirci questo; sì, il bel libro da cui è tratto ( Ognuno muore solo – pubblicato da Sellerio ) è stato scritto dello scrittore tedesco Fallada, ma è strano che la regia sia stata consegnata ad un attore svizzero di cultura francese come Vincent Perez, i due bravissimi attori protagonisti ( Brendan Gleeson e Emma Thompson ) siano uno irlandese e l’altra inglese, e gli altri attori spagnoli, svedesi e così via, mentre il film è naturalmente realizzato in lingua inglese. Crediamo che una storia così tedesca avrebbe meritato anche attori germanici, come ci hanno abituato nei bei film di critica sulla Germania Democratica. L’opposizione al nazismo durante il cancro delle camicie grigie è stata qualcosa di impalpabile, fatta di casi singoli, come alcune donne tedesche che hanno salvato i loro mariti non ariani ( Rosenstrasse di Margarethe von Trotta del 2003 ), i pochi studenti universitari della Rosa Bianca ( La Rosa Bianca – Sophie Scholl, un film del 2005 diretto da Marc Rothemund ) e poco altro. Anche se i documenti storici riportano l’arresto e la morte di alcune migliaia di socialisti e comunisti e di oltre diecimila tedeschi finiti nei lager nazisti.

Anche questo Lettere da Berlino, è un episodio d’opposizione privato e solitario che non nasce dall’essere antinazisti ma dal dolore della perdita di un figlio in guerra da parte di due genitori che vivono solo per lui e che con il nazismo fino a quel momento sono contigui se non solidali ( lei fa parte della Lega delle donne naziste ). Un buon film classico che si basa su una splendida ricostruzione, su un’ottima fotografia e sulla resa dei due attori protagonisti; un po’ troppo prevedibile la regia che in questi casi si definisce classica e corretta ma che sceglie di raccontare questa microstoria costruendola in modo minimale e privata, quasi celebrando l’ordinario dei sentimenti, dove i due normali protagonisti mostrano rabbia e sconforto allo stesso tempo. Certo si poteva fare di più ( bastava riprendere la drammaticità del romanzo ) ma forse Perez, alla sua opera prima, ad oltre cinquant’anni, temeva di ricadere nel glamour del cinema holliywoodiano. Eppure la contrapposizione tra il poliziotto-detective analitico ( Daniel Brühl ) e Otto Quangel ( Brendan Gleeson ) poteva risultare potente e contraddittorio e invece è appena abbozzato e troppo tradizionale per due vittime quasi inconsapevoli dell’orrore.

Siamo a Berlino, nell’estate del 1940, a casa della famiglia proletaria Quangel giunge la lettera della Wehrmacht che notifica la morte dell’unico figlio sul fronte francese. Otto e Anna restano attoniti, quasi silenti; lui esce per andare al lavoro, lei sbanda per casa e si trascina con due amiche della lega delle donne naziste a casa di una donna che a quanto pare non vive morigeratamente mentre il marito è al fronte. In realtà, il loro Hans è l’unica ragione di vita per due esseri marginali e senza spessore e in casa cade un gelo che sa di morte.   Ma quasi da subito Otto inizia la sua ribellione, compra cartoline, scrive a stampatello, mettendosi dei guanti, semplici frasi contro la guerra e la degenerazione nazista. Prende poi un tram e le va a depositare qui e là sperando così di far aprire gli occhi al popolo e risvegliare così una coscienza. Ben presto anche Anna partecipa alla distribuzione che viene notata dalla polizia che si mette alla ricerca dei sovversivi, l’ispettore della Gestapo Escherich, inizia una serrata caccia che però richiederà due anni e che porterà all’arresto dei due e alla loro condanna a morte, mentre l’ispettore sarà uno dei pochi ad essere contagiato dal furore silente dei due genitori…

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