Abbiamo visto “ Out of the furnace “ regia di Scott Cooper.

C’erano tutte le premesse per realizzare un film importante, una storia fosca dalle tinte  shakespeariane, una visione nichilista di una certa cultura americana, un dramma umano crudele, senza speranza e potente, una visione religiosa come sottotema.  Aggiungete un cast veramente notevole, una fotografia splendida di luoghi degli Stati Uniti più profondi e una colonna sonora malinconica e dilatata in stile western.  Cosa non ha funzionato per rendere questo buon film un film importante ?  Probabilmente serviva un regista di maggiore spessore, tipo Michael Cimino ( alcuni punti di contatto tra questo film con Il cacciatore ) o Martin Scorsese, autori che non avrebbero dato un senso narrativo ellittico ad una storia in fondo corale, forte e viscerale.  Ed   anche i personaggi interpretati da Willem DaFoe, Forest Whitaker e da Sam Shepard meritavano un approfondimento maggiore per rendere la storia un dramma collettivo e completo.  Tuttavia resta forse il miglior film in circolazione in questi tempi grigi e certo non si esce dalla sala delusi.

” Out of the Furnace ” inizia con una scena che gli inglesi definiscono hellacious, infernale. Harlan DeGroat (  Woody Harrelson ) una specie di diavolo sociopatico, terrorizza una donna che è con lui in auto in un drive-inn e quasi uccide un uomo accorso in sua difesa.   E’ la premessa che ci fa capire quali sono le intenzioni degli autori, anche nel luogo apparentemente più tranquillo si nasconde l’orrore e l’inferno.  Siamo in una cittadina della Pennsylvania, semplice, modesta, ai limiti della natura e la gran parte dei cittadini lavora in una fabbrica d’acciaio che sta per chiudere.  Uno degli operai è Russell Baze ( un Christian Bale al meglio ), un uomo concreto, solido, taciturno, senza illusioni; convive con l’amata compagna Lena, maestra elementare ( Zoe Saldana ), aiuta suo padre che sta per morire ( Bingo O’Malley ),  e cerca di prendersi cura del fratello Rodney appena tornato dall’Iraq ( un convincente Casey Affleck ), inquieto, arrabbiato, con un desiderio di morte e autodistruttività e con la voglia di fare soldi a tutti i costi.  E’ un’America proletaria, dolente, senza speranze e senza vincitori, che mastica e sputa i suoi figli con noncuranza se non con ingiustizia.  Russell tornando a casa una sera fa un incidente con l’auto uccidendo una madre e un figlio, non è in fondo colpa sua ma finisce in carcere per degli anni.  E in questo tempo il padre muore, il fratello prende una brutta strada e la sua donna si fidanza con il capo della polizia del posto ( Il premio Oscar Forest Whitaker in un ruolo secondario ).  Quando lui esce dal carcere sembra  che la sua vita non abbia più alcuna speranza, riprende a lavorare in fabbrica che però sta per chiudere, fa una vita solitaria pensando ancora alla sua amata e il fratello Rodney  ha iniziato a fare match clandestini di boxe a mani nude per raggranellare un po’ di denaro per Giovanni ( un Willem DaFoe un po’ gangster un po’ brav’uomo ).  Tutto sembra immobile, tutto più o meno deciso, ma Rodney non si accontenta, vuole qualcosa dalla vita che quel mondo non gli può dare, se non la morte.  Ed ecco che ricompare il luciferino Harlan DeGroat che organizza incontri selvaggi di pugilato tra le montagne, con lui si fanno i soldi e Rodney vuole estinguere i suoi debiti, insiste con un Giovanni riottoso per andare a fare almeno un incontro per DeGroat e finalmente lo convince.  Ma non esiste più il sogno americano da quelle parti, sempre se è mai esistito; i due non tornano a casa e Russell e lo zio Red ( uno Sam Shepard dolente ma ancora tosto ) vanno a cercarlo nonostante la polizia glielo abbia sconsigliato.  E iniziano un viaggio attraverso il cuore duro e roccioso dell’America…

Un film più che di genere flirta con alcuni generi e lo fa con abilità, ma il tono shakespeariano tende a sovraccaricarlo di un’autorialità sfuggente.   Oltre al fatto che in alcuni punti sembra omaggiare il Cinema di Cimino e in particolare Il Cacciatore  ( La caccia al cervo di Russell e suo zio, gli incontri di pugilato che ricordano quelli della roulette russa in Vietnam, il rapporto tra fratelli che fa pensare a quello tra De Niro e Walken, il paesino e l’industria dell’acciaio simili a quelle del film di Cimino. ).   ” Out of the Furnace ” poteva diventare un film importante, un dramma umano crudele e potente ed invece diventa solo un buon film minore.  Ottimo il cast e in particolare i due fratelli come splendida è la fotografia e i luoghi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *