Ricordando Albertone – a dieci anni…

domenica 24 Febbraio, 2013
Domenico Astuti
Letto 198 volte

Un pomeriggio scendendo i gradini dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici sento un vocione che fa una battuta in romanesco e nell’aria si diffonde il buon umore, ma anche un fuggi fuggi generale. E’ la voce di Alberto Sordi che è appena uscito vittorioso da un battibecco scherzoso ( chissà fino a quanto ) con Nino Manfredi. Non ricordo più la battuta, ma ho memoria di cosa parlassero: chi fosse più avaro tra i due. Sordi è passato alla storia per la sua avarizia ( ha voluto anche interpretare “ L’avaro “ di Moliere, al cinema per Tonino Cervi ) e su questo ci ha costruito un po’ di fama randagia, non vera del tutto; in segreto – o almeno con grande discrezione – ha finanziato varie associazioni per anziani e sommessamente ha detto varie volte “ È bello occuparsi di chi sta male, ma noi possiamo fare un grande lavoro ancora prima che le persone si ammalino “. Quella volta mi sono fermato a parlare qualche minuto con lui – dovevo scrivere un articolo per un quotidiano romano appena nato e defunto dopo un anno – ed è stato affabile e simpatico, ero un suo pubblico ‘ altro ‘ da conquistare. Io gli ho chiesto cosa ne pensasse delle nuova legge sul cinema che il Partito Socialista di Craxi voleva far passare e per cui tutti erano contro in quella sede affollata all’inverosimile di autori e di attori. Lui sempre con fare allegro mi mostrò un risentimento cinico e una lucidità contro quell’ennesimo attacco alla libertà di espressione e al tentativo di eliminare i fondi per il Cinema. Non avevo trovato strano che lui fosse lì, all’Anac, il luogo d’incontri del Cinema dei Maselli, delle Suso Cecchi d’Amico, dei Montaldo e di tutti gli scrittori e autori di Cinema-Cinema, indipendenti e di sinistra, ma mi ero meravigliato ( ero giovane e settario ) che avesse una ‘ coscienza ‘ politica per la Settima Arte. Sordi era sempre stato identificato nell’italiano medio, sornione, imbroglioncello, simpatico, pavido, mammista, immaturo e democristiano; forse lo era in parte, più probabilmente aveva creato un personaggio cinematografico e aveva lasciato che gli spettatori lo identificassero così, un po’ per comodità e un po’ perché era fatto proprio così. Vi ricordate la famosa frase di Moretti ? “ Ma che, siamo in un film di Alberto Sordi ? Sì, bravo, bravo… . Te lo meriti Alberto Sordi ! “ ed anche il Nanni nazionale – pur non giudicandolo come attore – lo identificava come maschera e come regista di alcuni suoi film. Ma Sordi se ne fregava dei registi come Moretti e contavano ancora meno ragazzetti come me che grossolanamente credevano in leggende che si narravano su di lui e su una piccola parte del suo cinema veramente grossolano per quei tempi. In realtà Alberto Sordi era semplicemente un attore ( sul genere “ Mephisto “ di Istavan Szabò ) e da figlio del popolo senza cultura né ideologia gli piaceva essere al centro dell’attenzione pubblica, essere amato, e gli piaceva essere invitato a pranzo da Giovanni Agnelli, aveva una fascinazione per principesse, per gli uomini politici, per la gente dell’alta società, lui che era nato nel quartiere popolare di Trastevere nel 1920. Per gli intellettuali invece aveva un’avversione sincera e limpida.
In un altro incontro che ebbi con lui al Festival di Sorrento, il copione fu lo stesso, un cerchio di persone che lo ascolta con larghi sorrisi e che lui domina con una prontezza ed un’estroversione troppo accentuata per essere solo vera; battute scherzose, a volte ciniche su cui tutti ridono o sorridono. Visto superficialmente sembrava l’allegria fatta persona, una cordialità scanzonata e buffa, in realtà ( come spesso capita agli attori comici, ma anche ad artisti di altro genere ) nel suo privato doveva essere silente se non noioso, timoroso se non ritroso. La sua vera vita era il lavoro e solo il lavoro, il resto era un entr’acte fatto di solitudine, progetti e casa con le sorelle amatissime. Insomma come era nel privato Eduardo De Filippo ( che ho visto da molto vicino per un paio d’anni ), come era Fellini, ma quest’ultimo si poneva all’opposto, per scappare dalla noia e dal quotidiano faceva mille cose pur di restarne coinvolto.
In un libro degli Anni Sessanta Sordi dice “ Io non potevo far altro che l’attore, non aspiravo a nient’altro, niente mi allettava “ E nelle foto a scuola Alberto è in prima fila, col petto in fuori e il sorriso largo; sempre da bambino partecipa al concorso “ Bambini più belli d’Italia “ e lo vince ottenendo come premio la tessera omaggio per il cinema per un anno. Era la fine degli Anni Venti e i film erano ancora muti. E trascorreva il suo tempo tra l’Opera Balilla, servendo messa come chirichetto, capeggiando un gruppetto di ragazzini che facevano macelli per strada, forse già da allora aveva bisogno della scena e di un pubblico, non perché credesse nel fascismo o nella parrocchia o nella banda d’amici forse già inseguiva un ‘ recitare ‘ una parte ed essere al centro dell’attenzione.
Già nel 1937 ( aveva poco più di sedici anni ) si era proposto alle agenzie di attori, poco dopo aveva partecipato a qualche compagnia di giro ( vi ricordate il suo film “ Polvere di stelle “ ? In cui racconta quell’ambiente e la miseria, non solo economica, che circolava; ma lavorò anche con la Compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez, quella di Nanda Primavera e di Fanfulla ) ed era riuscito ad entrare nei nuovissimi studios di Cinecittà per fare la comparsa nel film ‘ Feroce Saladino ‘ diretto da Bonnard, accanto alla mitica e bellissima Alida Valli o “ La cena delle beffe “ di Alessandro Blasetti. In quegli anni i divi erano Amedeo Nazzari, Massimo Girotti, Rossano Brazzi, belli e ieratici, e un giovane comico da avanspettacolo con la battuta pronta ma grossolana aveva poco spazio. Ci sarà la guerra, il fascismo verrà sconfitto e il Cinema italiano inventerà il Neorealismo, dove – tra l’altro – gli attori vengono presi dalla strada ( Lamberto Maggiorani, Carlo Battisti, Francesco Golisano ). Dopo la guerra per Sordi ci sarà molto doppiaggio ( è la sua la voce di Oliver Hardy, Ollio, ma anche di tanti soldati americani nel Far West e di Mastroianni in “ Domenica d’Agosto “ ), molto teatro d’avanspettacolo, parecchia radio per cui diventerà un divo senza volto ( sketch e monologhi diventati leggendari come “Il Signor Dice”, il ” Compagnuccio della parrocchietta “, ” Il Conte Claro “, ” Mario Pio ” fino al Nando Moriconi ).
In quegli anni si innamora di un’attrice che ha quasi quindici anni più di lui, Andreina Pagnani, grande attrice di teatro e sorella del regista Mario Bonnard ( la ricorderete nella serie di Maigret televisivo con Gino Cervi, lei era la moglie del commissario ), la relazione durerà quasi dieci anni e in molti dicono che Sordi abbia ricevuto in cambio lezioni di stile, di controllo di sovrabbondanza e ridurrà un certo eccesso di colore. Poi di storie vere o inventate ne avrà molte ma tutte con esiti rapidi ed effimeri ( Aveva l’abitudine quando era invaghito e quando la donna gli appariva senza grilli in testa e senza grandi richieste di invitarla nella sua casa di Roma, di presentarla alle sorelle e la sera la passavano davanti alla tv; poi cercava conferme e aspettava il giudizio di De Sica o di Fellini. Ma nonostante le conferme cambiava idea e la rimandava a casa ). Alcune battute dette nei film nei confronti delle donne si sono stampate sulla sua immagine di simpatico misogino, rendendo tutt’uno col suo personaggio, come quella che nessun attore avrebbe potuto pronunciare con più convinzione di fronte alla meravigliosa Lea Massari in “ Una vita difficile “: “ Tu in fin dei conti sei mia moglie, non sei mica mia parente ! “
Durante la guerra inizia a recitare in piccoli ruoli o in piccoli film, ne farà circa dodici, tra gli altri lavorerà con registi come Bragaglia, Alessandrini, e i giovani Mario Soldati e Mario Monicelli. Nel 1952 farà il protagonista del primo film di Fellini “ Lo sceicco Bianco “ che però sarà un fallimento completo, gli esercenti consideravano Sordi “ sgradevole “: “ Sordi non fa ridere “, e il pubblico non lo gradisce. E quando Fellini l’anno dopo lo propone ai produttori tra i protagonisti de “ I Vitelloni “ si sentì rispondere “ Sordi ? Ma che sei matto ? Quello fa uscire la gente dal cinema “. Sordi era consapevole del suo insuccesso e della sua ‘ antipatia ‘, era cosciente che il suo umorismo era innovativo e ancora poco comprensibile e accettò il ruolo datogli dall’amico Federico ma anche il fatto che il suo nome non comparisse sui manifesti pubblicitari. E nonostante qualche difficoltà iniziale il film ebbe un gran successo e Sordi fu elogiato per la sua interpretazione da tutti.
Sordi aveva trentatre anni e per la prima volta con un film aveva avuto un riconoscimento unanime di critica e di pubblico ed anche il Nastro d’Argento. Forse un altro attore avrebbe aspettato l’occasione giusta di un altro film ‘ degno ‘ come “ I Vitelloni “ ed invece accettò quasi tutto ciò che gli proposero. Nello spazio di due mesi si trovò ad interpretare undici film, tre dei quali venivano girati contemporaneamente con dei turni stabiliti apposta per lui. E giunse la grande popolarità con alcuni film diretti da Steno, “ Un giorno in pretura “ ( 1953 ), “ Un americano a Roma “ ( 1954 ) e “ Piccola posta “ ( 1955 ), dove impersonificava l’italiano un po’ vigliacco, carogna, approfittatore, indolente e scansafatiche, infantile e qualunquista, personaggio che lo accompagnerà per tutti gli Anni Cinquanta. Per ben 50 film in sei anni ! Tra i vari sono da ricordare in particolar modo “ Lo scapolo “ di Pietrangeli, “ Il vedovo “ di Dino Risi, “ La grande guerra “ di Monicelli e “ I Magliari “ di Rosi, “ Tutti a casa “ ( 1960 ) di Comencini. Il 1959-60 fu per Sordi il biennio d’oro, era l’attore più pagato e più famoso in Italia, lo “ scapolo d’oro “ per eccellenza; ma col grande successo la diffidenza verso il mondo era aumentata e aveva ritrovato la rabbia delle passate umiliazioni subite da ragazzo. Mal sopportava chi gli si avvicinava per interesse. Iniziava ad avere anche paura della concorrenza e seguiva con preoccupazione le carriere degli altri.
Gli Anni Sessanta vedranno un forte rallentamento ( anche fisiologico ) della carriera di Sordi. Sarà il protagonista di uno dei film più importanti della Commedia all’italiana “ Una vita difficile “ (1961 ) di Dino Risi, poi “ Il Mafioso “ ( 1962 ) di Lattuada, “ Il maestro di Vigevano “ ( 1963 ) di Elio Petri. E proprio nel 1963 avrà un momento difficile professionalmente, subirà quasi “ un furto “ cinematografico: avrebbe voluto fare un film come “ Il sorpasso “ e qualcuno gli sfilò l’idea ( meglio per il film di Risi con Gassman ) e lui aspettò più di vent’anni per farne uno “ simile “ e molto brutto “ In viaggio con papà “ assieme a Verdone ( al posto del Trintignant di vent’anni prima ), ma la crisi fu dovuta soprattutto al constatare che l’Italia stava cambiando, che l’uomo medio che aveva rappresentato così bene negli Anni Cinquanta stava mutando antropologicamente; con il boom economico, il nuovo benessere, un certo modo di fare, la mentalità cambiava e la sua maschera d’attore diventava troppo precisa e stretta. Oltre modo, la viltà, la superficialità, il mammismo erano rappresentati da nuovi attori emergenti come Gassman, Tognazzi, Nino Manfredi… E in questo periodo che incomincia a pensare alla regia, in un’intervista al quotidiano ‘ Il Giorno ‘ dirà “ Quando il mio personaggio non piacerà più allora mi converrà passare dietro la macchina da presa “ ( girerà ben 18 film come regista, alcuni semplici e popolari, altri brutti e popolari ). Nel 1966 sarà regista e attore del suo primo film “ Fumo di Londra “, una sorta di re-interpretazione, ambientata stavolta nella Londra dei Beatles e dei Rolling Stones, di un precedente film, interpretato da Sordi, “ Il diavolo “ (1963) di Gian Luigi Polidoro, ambientato in Svezia. Il film successivo come regista sarà di due anni dopo, con l’amata Silvana Mangano, “ Lei è favorevole o contrario ? “ una scemata che parla del divorzio che all’epoca era ancora vietato, Alberto interpreta un personaggio alla Sordi, un uomo pieno di donne ma che ama in fondo tornarsene a casa da solo, e quindi reputa inutile il divorzio di cui è contrario. Un film fuori fuoco e troppo superficiale girato proprio negli anni della contrapposizione destra-sinistra, divorzisti-antidivorzisti. Ma pur perdendo un po’ di smalto negli anni a venire riuscirà ancora a fare dei colpi da grande artista, come attore con film come “ Il Medico della mutua “ ( 1968 ) diretto da Luigi Zampa, “ Detenuto in attesa di giudizio “ ( 1971 ) di Nanny Loy, “ Lo scopone scientifico “ ( 1972 ) di Luigi Comencini, “ Un borghese piccolo piccolo “ ( 1977 ) di Mario Monicelli, “ Il Marchese del Grillo “ ( 1981 ) sempre di Monicelli. Pochi sanno di uno scherzo ( oppure no ? ) che Fellini fece nel 1975 a Sordi, gli fece un provino truccandolo per il ” Casanova “. nelle immagini lo si vede che scherza con il suo vecchio amico regista facendo un Casanova sordizzato. Ma Fellini fece vestire da Casanova non solo Sordi, ma anche Alain Cuny, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, il più probabile tra i quattro. Poi Fellini scelse, per dovere di produzione ma anche per controllarlo meglio Donald Sutherland.
Come regista ha realizzato alcuni film molto popolari come “ Amore mio aiutami “ e “ Polvere di stelle “ entrambi con Monica Vitti e il popolaresco “ Le vacanze intelligenti “ episodio del film collettivo “ Dove vai in vacanza ? “. Di spessore nettamente inferiore invece i film girati nell’ultima declinante fase della sua carriera, dagli anni ’80 in poi che inaugurò con i film “ Io e Caterina “ ( 1980) e “ Il tassinaro “ ( 1983 ): declino dovuto alla fine della commedia all’italiana, ma anche ad una certa tendenza di Sordi a riproporre un personaggio ormai datato e non più originale. L’ultima pellicola da lui diretta è stato il mediocre “ Incontri proibiti “ (1998) accanto a Valeria Marini, presentato ancora nel 2002 sul grande e piccolo schermo con montaggio diverso e col titolo “ Sposami papà “
Alberto Sordi è morto nella notte del 24 febbraio 2003, all’età di 82 anni. La salma, sottoposta a imbalsamazione, è stata portata nella sala delle armi del Campidoglio, dove per due giorni ha ricevuto l’omaggio ininterrotto di una folla immensa. il 27 febbraio si sono svolti i funerali nella Basilica di San Giovanni in Laterano, davanti a circa 500 000 persone.

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