Dubai,
Benvenuti nella città del futuro. Dove le stecche di Marlboro costano nove euro. Dove la corsa all’oro è ufficialmente aperta. Dove i soldi si fanno con le intermediazioni. Dove tutti commerciano ma nessuno vende.
Dove uomini d’affari americani e iraniani vanno a braccetto nonostante ciò che si dicono i rispettivi governi. Dove l’escursione termica tra il deserto e l’aria condizionata è pari alla differenza di ricchezza tra i proprietari dei grattacieli e i muratori indiani che li costruiscono. Dove non ci sono fogne e lunghe file di camion si incaricano di trasportare e scaricare i rifiuti organici lontano dal centro, lontano dalle Mercedes con i vetri oscurati, lontano dalle cene d’affari, lontano dal Burj al-Arab, l’unico hotel a sette stelle del mondo. Dove il brusio dei cantieri è continuo, un sottofondo che non si interrompe neanche di notte. Dove le luci non si spengono mai.
Dove migliaia di macchine di lusso sono abbandonate nel parcheggio dell’aeroporto, lasciate lì in fretta e furia da avventurieri venuti a fare un solo colpo e fuggiti per non tornare più. Benvenuti a Dubai e nella storia di un italiano finito fin qui per ritagliarsi il suo posto nel mondo. Dubai Confidential, di Sergio Nazzaro è un affannarsi sotto il cielo, è la seconda puntata della costruzione della Torre di Babele. È una storia vera.

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