Fellini 8 ½ ha compiuto 50 anni.

Se andate a vedere tutte le classifiche dei migliori film della Storia del Cinema, troverete almeno tra i primi trenta “ 8 e mezzo “ di Fellini.  Dalla rivista inglese Sight & Sound è stato collocato al nono posto nella top ten redatta dai critici mentre è al terzo in quella stilata dai registi.  Noi lo inseriremmo, senza alcun dubbio, tra i primi dieci della Storia del Cinema.  Assieme a  “ Quarto potere “, “ 2001: Odissea nello spazio “, “ Sussurri e grida “, “ Les amants du paradis “, “ Fino all’ultimo respiro “… e per il resto fate voi.  Un film rivoluzionario per l’epoca, modernissimo ancora oggi e con una linea onirica che riesce a coniugarsi con il reale in modo naturale.  Arbasino prima di diventare Arbasino scrisse: Otto e mezzo non soltanto si lascia dietro di un mucchio d’anni quasi tutto il cinema che si fa correntemente, casca per di più sopra la nostra narrativa nel momento più sensibile della frizione tra convenzione e avanguardia, e le può dare una bella botta in direzione dello sperimentalismo, cioè del futuro.

Una pellicola che è un susseguirsi di flashback e parti oniriche, incubi che sembrano senza uscita, sogni da provinciale megalomane che racchiudono le donne della sua vita, ma anche la voglia di purezza ( il personaggio interpretato da Claudia Cardinale ) e il bisogno di fuga dalle proprie inquietudini ( Sandra Milo ).  E questo può spiegare perché 8 e mezzo è un film tra i più ammirati e amati della Storia del Cinema: perché – come afferma Tullio Kezich – insegna il coraggio ( la difficoltà, lo sforzo, il dolore e la gioia ) di dire “ Io “.  Un film così necessario che ha ispirato intere generazioni di grandi e piccoli registi, in modo spudorato come il Woody Allen di “ Stardust memories “ o Nanni Moretti ( che ha girato più di una pellicola sulla sua falsariga, come “ Palombella Rossa “, in cui fa una riflessione sulla crisi politico-artistica di un intellettuale ) o in modo meno consapevole, basta citare il Fassbinder di “ Attenzione alla puttana santa “, il “ All that jazz “ di Bob Fosse, ad alcuni film di Fernando E. Solanas. Ricordiamo solo che l’aggettivo Fellinesque esiste in molti vocabolari del mondo e in molti immaginari di autori assai creativi .

Già il titolo fu un azzardo ( prima perché non era il suo ottavo film, dopo sette e l’episodio “ La tentazione del dottor Antonio “; secondo, perché nell’ambiente del Cinema pare che i film che hanno il numero nel titolo portino male ) e venne scelto all’ultimo momento, fino ad allora Fellini aveva quasi accettato la proposta di Flaiano di intitolarlo “ La bella confusione “.  E di grande e splendida confusione narrano le cronache delle riprese del film, con aneddoti famosi come quello in cui Mastroianni dopo molte insistenze per leggere almeno un canovaccio della sceneggiatura si vede recapitare un disegno di Fellini che ritrae un uomo con un immenso fallo in erezione; o la splendida e algida Anouk Aimée ( che interpretava il ruolo della moglie del regista ), stanca sul set di attese interminabili e apparentemente inconcludenti, lascia il set e va a prendere il treno per tornarsene a Parigi e solo grazie a Clementino Fracassi, coproduttore esecutivo del film, riescono a trattenerla.

8 e mezzo è uno dei film più fantasiosi, creativi e geniali del Cinema europeo – e forse il risultato più alto del Cinema del regista riminese –.  Qualcuno ha citato l’Ulisse di Joyce, Moravia scrisse: Il personaggio di Fellini è un erotomane, un sadico, un masochista, un mitomane, un pauroso della vita, un nostalgico del seno materno, un buffone, un mistificatore e un imbroglione. Per qualche aspetto rassomiglia un poco a Leopold Bloom, l’eroe dell’Ulysses di Joyce che Fellini mostra in più punti di aver letto e meditato.  Altri invece lo hanno ricollocato nella stagione del Surrealismo e qualcun altro ha scomodato Pirandello; ma forse c’è soprattutto Svevo nel momento in cui entrambi sfiorano l’identificazione con il loro personaggio anche attraverso l’inconscio e la psicoanalisi.  Ma le letture sono molteplici, come quando si cercano dei possibili confronti con il mondo reale: come il confronto tra il maturo produttore e la sua giovane compagna con i modelli reali di Carlo Ponti e Sophia Loren.

Come potete intuire il capolavoro del Maestro riminese ci avverte che le chiavi di lettura sono molte e per niente semplici e che per decodificarle non basterà trovare il senso.  Il film inizia con un sogno angoscioso che al termine ci fa comprendere che si tratta di ‘ immagini ‘ interiori e quindi la stretta relazione di due piani, quello della visione interna e quella della realtà esterna.  Il personaggio che si risveglia dall’incubo è un regista che sta alloggiando in un albergo alle terme e vorrebbe solo un po’ di pace e di calma, ma lì c’è la produzione e la troupe del film che lo tempestano di domande, in attesa solo di iniziare le riprese; e poi gli attori, le comparse, la moglie, l’amante, i giornalisti.  E già alle prime inquadrature il regista-Guido mostra attraverso un atteggiamento freddo e infastidito la sua confusione interiore e confesserà: volevo fare un film onesto, senza bugie di nessun genere, mi pareva di avere qualcosa di così semplice da dire…  Un film che aiutasse a seppellire tutto quello che di morto ci portiamo dentro e invece io sono il primo a non avere il coraggio di seppellire niente.

Ci piace concludere questa breve celebrazione, con il ricordo dell’ultima scena del film in cui dopo la conferenza stampa tutto sembra essere finito, i giornalisti si stanno allontanando e le maestranze iniziano a smontare il set di un film che non si farà più,  Guido ha la percezione che tutto quello che gli sta accadendo, tutte le persone che ha conosciuto e che con lui hanno percorso la strada della vita, nel bene e nel male, sono parte di lui.  E invita tutti a stare insieme in un girotondo circense che dirige, ma che da tutti riceve, un dare-avere indistinguibile. Nel carosello finale con tutti i personaggi del film, il regista, riconquista l’innocenza e la gioia di vivere, e si rivede bambino.  E su queste immagini Federico-Guido con voce interiore dice: ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare, mi ridà forza, vita? Vi domando scusa, dolcissime creature; non avevo capito, non sapevo. Com’è giusto accettarvi, amarci. E come è semplice! Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare. Ma non so dire…  

 

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