“DOBBIAMO ESSERE LIBERTINI. ALLORA AVANTI TUTTA, VECCHIO ARRAPATO!” – LOUIS-FERDINAND CELINE SCATENATO IN UN’INTERVISTA DEL 1960 A “PARIS MATCH” PER L’USCITA DEL ROMANZO “NORD”: “NELLA LETTERATURA ORA TUTTI SI ABBANDONANO AL SESSO. POVERE MERDE! IO HO TRASCORSO LA VITA TRA I CULI DELLE BALLERINE!” – “IL REGIME NAZISTA HA INIZIATO QUELL’AFFARE SENZA LE FORZE NECESSARIE. ERA PERSA IN PARTENZA” – “HO UN SOGNO, AVERE I DUE NOBEL, DELLA PACE E DELLA LETTERATURA, MI CAVEREBBE FUORI DAI GUAI”

Céline, Lei ha una miniera, con tutto quello che è successo durante il periodo bellico e dopo…

«Vede, la sfrutto anch’io. E questa cosa rende gelosi gli altri che dicono: Cazzo, quello stronzo ne approfitta».

Tutto quello che è successo durante i pochi mesi in cui il suo libro si svolge è profondamente drammatico…

«Oh! Si svolge su un bel po’ di tempo, anni direi! Un fuorilegge, per questo si deve essere fuorilegge, cioè essere nella morte. L’essere condannato a morte, beh, ti rende un personaggio speciale. Tutti vogliono condannarti a morte, ovvio, ma, diciamo, in modo legale, eh. Sì, è divertente. Bene, allora ecco il caos. Non vediamo spesso un caos sociale.

LOUIS FERDINAND CELINE - NORD

Tutto viene ribaltato, no? C’è uno strano modo di passare dietro le quinte per guardare. Allora si passa dietro le quinte e vediamo che tutto va a rotoli, che ognuno fa kaputt ed esce di scena. Bene. Quindi è tutto un po’ confuso. Allora, dio mio, è già una fortuna che la gente mostri interesse, ma in realtà non sono molto interessati. Continuano a interessarsi alla storia della tabaccaia. La cosa invece spassosa è osservare qual è il gusto del pubblico. Beh!

Il gusto del pubblico incontra il romanzo popolare. Il romanzo popolare è fantastico. Semplice, e in effetti è questo il più venduto. La vera lettura non è mica in libreria, no! È dalla merciaia, all’edicola, alla caffetteria della stazione. È lì che si comprano i libri. La riprova è che i Delly fanno 150 milioni di profitto all’anno. In un attimo. C’è una vecchia ridicola e pretenziosa, qui vicino, la Desmarest. Fa un libro. Mai una riga di recensione. Mai una riga di niente di niente. E si fa 20 milioni in un batter d’occhio».

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Oppure Françoise Sagan?

«Sì, stessa cosa. È scappata dalla merceria».

[…]

Gli intervalli di tempo ci sembrano lunghissimi, venticinque, cinquant’anni, ma alla fine non sono poi così lunghi. Non ci possono essere geni ogni cinque anni.

«Geni, no. Questa è la parte spettacolare, siamo d’accordo. Ma per esempio sento spesso dire: Tizio ha una portentosa lingua teatrale. Oh! Che battute! Sono splendide! Che forza, che presenza!, allora io leggo, osservo, cerco la forza, la presenza. Non c’è niente. Oh! Questa battuta… è stato sorprendente. Vedrà quel che ha detto!. E invece… il nulla. È mortale.

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Non è nemmeno brutto, no, anzi. Cercando bene, avevo visto tre, quattro tizi che avevano avuto un’intuizione, che c’erano quasi arrivati. Erano Ramuz lo svizzero, Paul Morand e poi Barbusse. Visioni diverse, generi diversi che avevano percepito la rottura del ritmo. I vomitevoli Bordeaux, Bourget, Anatole France. È carino Anatole France, è molto elaborato, davvero niente male, è grazioso ma poi mi chiedo: E dopo? Benissimo, l’ha portato al massimo grado ma adesso ci sono solo dei mezzi scemi, dei pezzenti e delle straccione. Nient’altro».

Credo di aver letto quasi tutti i suoi libri e ho letto quest’ultimo tutto d’un fiato. Mi ha colpito il fatto che non ci fossero scene di sesso.

«Eh, ma c’è il Procuratore. Qui il Procuratore non ha niente da ridire, ma sono certo che se ci fosse il benché minimo accenno al sesso, allora ci sarebbe un buon padre di famiglia, un Resistente particolarmente virtuoso che non esiterebbe a scrivere al Procuratore».

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C’è comunque un vecchio che si fa fustigare.

«Sì, quello sì. Ma il resto lo lascio alla Sagan. Adesso, è tutto della Sagan, di Sartre. Tutta quella gente si abbandona al sesso. Oh! Il sesso! Povere piccole merde! Non si reggono su ritti. Mancano di vigore. Io che ho trascorso la vita tra i culi delle ballerine! Che cosa andrà cercando, la povera piccola Sagan, con i suoi fiammiferini.  È una rottura il sesso, no? Perché il francese è libertino, dobbiamo essere libertini. Allora avanti tutta Vecchio Arrapato! Oh! Mi piace da matti! Oh!, ed è così alla radio tutto il giorno. Oh! Come mi prendeva! Oh, lo adoro, oh! Il mio Uomo!».

I suoi personaggi esistono davvero o sono tutta farina del suo sacco?

«Hauboldt, esiste. Mattke pure».

È simpatico Hauboldt.

«Sì, diciamo che rappresenta bene i tedeschi che non esistono più, la razza che abbiamo distrutto, insomma, è finita. Era gente come quella del Rinascimento, pronta a tutto, che era umana e per niente stupida. Non se ne trovano più di persone così. Tutto finirà con la canaglia, diceva sempre Nietzsche. È vero. Ci siamo.  (Il regime nazista è stato) tirato su da gente che non aveva viaggiato abbastanza. Hanno iniziato quell’affare senza le forze necessarie. Era persa in partenza. Napoleone è voluto andare in Russia per mandare all’aria i Russi. Hanno fatto lo stesso di Napoleone».

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Scrive qui?

«Mai qui. All’interno. In bottega. Scrivo… è una parola. Lei scrive, Maestro?, Cosa ci sta preparando, Maestro?, L’ho capita, su…, Alla Sig.ra Gertrude che mi ha capito. È un bel messaggio. Vanno proprio a braccetto. Ma tutti questi imbecilli della letteratura sono ricchi, loro».

Sì, credo si guadagnino velocemente parecchi soldi…

«Beh! Sapete che la NRF riceve 10.000 manoscritti all’anno e che pubblica 350 libri su quei 10.000, e di quei 350 libri, quanti crede che si vendano? Sono stampati in 3.000 copie. Quanto crede che si venda, di questa tiratura di 3.000? 300». […]

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